Recentemente ho sognato per due notti di seguito di trovarmi a Tír na nÓg. Nel primo sogno ero con amici a contemplare il mare nei pressi di una spiaggia di scogli; nel secondo invece mi imbucavo a un ricevimento delle fate alle porte dell’Oltremondo.

Tír na nÓg è il “regno nascosto”, invisibile e leggendario; l’altromondo della tradizione irlandese. Appare per la prima volta nel ciclo mitico di Fianna, ed è il luogo dove vivono i Túatha Dé Danann, gli dei del pantheon celtico; successivamente nel periodo medievale nominati come “il popolo dei faery”, cioè le Fate. Numerosi poeti come William Butler Yeats parlano delle fate, e perfino Shakespeare nel rinomato “Sogno di una notte di mezza estate”.

Nel biellese una leggenda popolare narra delle fate dai pe’ d’oca, che schernite dagli abitanti di Netro, un paesino della valle Elvo, non permisero più di rintracciare l’oro nel torrente, sparendo dentro una montagna.

Anche in Galles, Scozia e Irlanda si accede al territorio dei faery attraverso le colline e le montagne dentro cui vivono; e l’Italia essendo un ricettacolo di culture, è costellata di racconti di questo genere, come apparizioni tra le rocce e alla base di fonti d’acqua, di dame dei laghi e uomini selvaggi che proteggono i boschi. Le fate infatti a differenza del nostro immaginario, secondo il folklore sono potenti antenati conoscitori di antiche saggezze, di rimedi per tutte le malattie e dei segreti della natura, guardiani e abitanti della Terra antecedenti ai primi uomini.

I fan di Carnival Row avranno già di certo sentito il nome di Tír na nÓg, perché viene analogamente menzionato come luogo di origine della protagonista. Questo altromondo onirico è il nostro corrispettivo del tempo del sogno australiano in cui gli sciamani viaggiano per comprendere la saggezza del cosmo.

Ma quale rimedio possiamo trarre da sogni leggendari? Oltre a farci vivere di sicure scorribande notturne nel tempo del sogno; possono ricondurci a un immaginario antecedente a quello dei nostri nonni, dai tratti fiabeschi, che possiede uno “splendore” intrinseco profondo, capace di aprirci porte verso un infinito stupore. Alcune leggende dicono che i sognatori posseggano sangue fatato.

Troverete un approfondimento su questi temi nel mio prossimo libro “Dreamwalking, La via del Sognatore”, per il quale però dovrete attendere ancora un mesetto.

Nel frattempo vi lascio con una faery folk lullaby, una “ninna nanna”, tratta proprio dalla colonna sonora di Carnival Row, con l’augurio che possa condurvi a sognare ancora, sia che si tratti di sogni da vivere nella veglia, che di avventure notturne nel tempo dell’Oltremondo.

Buon viaggio…

Alberto

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Francis Danby, Scena tratta da Sogno di una Notte di Mezza Estate (1832)